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Uno sguardo ai risultati

"Embrioni - chimera" approvati nel Regno Unito

settembre 2007 - Via libera dalle autorità britanniche alla creazione di "embrioni-chimera" metà uomo e metà animali. La comunicazione viene dalle fonti Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea), che ha annunciato ieri la controversa decisione di approvare, in via di principio, la creazione di embrioni ibridi (cosiddetti "embrioni chimera"). Secondo gli scienziati questi embrioni rappresentano una fonte ricca di cellule staminali, utili per studiare le malattie e sviluppare cure nuove. L'utilizzo degli ovuli animali potrebbe risolvere inoltre il problema della scarsità di ovuli umani.
Già due equipe di scienziati, una della Newcastle University e l'altra del King's College di Londra, hanno chiesto alla Hfea il permesso di poter unire ovuli animali con quelli umani per creare embrioni. La procedura prevede l’immissione di nuclei di cellule umane in un ovocita bovino: il risultante embrione, un ibrido citoplastico, sarebbe umano per il 99, 9% e per lo 0,1% animale.
Questa decisione non è condivisa da molti critici della stessa Hfea, secondo cui miscelare materiale genetico umano e animale è immorale e contro natura. E’ altresì importante ricordare, però, che il trasferimento di cellule e geni tra speci diverse costituisce ormai da decenni uno dei caposaldi della ricerca biomedica. Tra gli esempi più significativi: l’insulina prodotta dai batteri, a cui è stato inserito il gene umano dell’insulina, i trapianti sperimentali di cellule umane nel cervello di topo, che hanno aperto la via ai trapianti cellulari per il trattamento delle malattie neurodegenerative umane, e gli esperimenti di trapianto di cellule tumorali umane nei roditori nello studio della biologia degli stessi.
Prima della fine dell'anno il governo sarà chiamato a decidere su questa materia. Secondo i ricercatori il via libera inglese alla ricerca su cellule staminali prodotte da embrioni ottenuti trasferendo Dna umano in ovociti di mucca privati del loro Dna rappresenta una notizia doppiamente positiva, perché si apre una concreta strada di ricerca contro malattie, come Alzheimer e Parkinson.

Questo tipo di ricerca è attualmente vietato negli Stati Uniti, in Australia, Canada e in tutta l’Europa, Italia compresa.

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