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Uno sguardo ai risultati

Degenerazione maculare e cataratta

agosto 2008 - Nell’ultimo decennio è stata aumentata la degenerazione maculare senile , anche dovuta all’aumento dell’età media della popolazione, che attualmente interessa il 25% di uomini e donne oltre i 65 anni e quasi il 50% oltre gli 80 anni.
Sono stati fatti molti passi avanti soprattutto per quanto riguarda prevenzione e diagnosi precoce.
La degenerazione maculare è di due tipi: secca e umida. In quella umida, meno frequente, la terapia consiste in iniezioni intravitreali di farmaci associati talvolta ad una terapia fotodinamica.
In un prossimo recente futuro è promettente l’ipotesi di una terapia genica che consiste nell’iniettare all’interno del bulbo oculare il gene Pdef.
Nella degenerazione maculare secca, che invece è più frequente e presenta un’evoluzione più lenta, le possibilità terapeutiche sono minori ma possono inizialmente rispondere bene ad appropriati trattamenti di riabilitazione visiva.
Nelle forme più avanzate in presenza di una concomitante cataratta è possibile da poco utilizzare un vero e proprio sistema di riabilitazione visiva per ipovedenti : con un particolare esame preoperatorio si valuta se il paziente presenta un’area retinica ancora funzionante, una volta identificata è possibile arruolare il paziente per l’intervento. Un sofisticato software identifica il punto esatto dove questa zona si trova e ne dà informazione al chirurgo. Prima del trattamento chirurgico comincia il percorso riabilitativo in cui si insegna al paziente, tramite software, ad utilizzare quel punto retinico che verrà dopo l’intervento utilizzato per la visione nonché vengono fatte prove di simulazione visiva che riproducono la modalità di visione ingrandita offerta dal sistema in questione.
Si passa quindi al un vero e proprio intervento di cataratta in cui, anziché un comune cristallino artificiale, ne viene impiantato uno composto da una doppia lente con effetto telescopico di ingrandimento delle immagini che raggiungono la retina, e con effetto prismatico che utilizza il fuoco di tale lente nel punto esatto in cui preventivamente si è accertato esistesse un’ area visiva ancora funzionante.
Dopo di che il paziente dovrà affrontare due cicli di sei settimane rappresentata da esercizi riabilitativi, in cui si va a consolidare la visione in quell’area retinica ancora integra su cui la lente intraoculare impiantata fa convergere le immagini. Questo sistema riesce a rendere autonomi nella comune vita quotidiana soggetti che prima del trattamento non lo erano assolutamente.

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