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Uno sguardo ai risultati

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Nel corso dell’annuale convegno della American Association for the Advancement of Science del 2002, Jeffrey Hillman, docente di Biologia Orale al College of Dentistry della University of Florida, ha presentato i risultati di un interessante lavoro, pubblicato quasi in contemporanea sul numero di febbraio dello stesso anno della rivista scientifica Infection and Immunity, nel campo della lotta alle origini batteriche delle carie dentali.
Da tempo tra le oltre 500 specie di batteri abitualmente residenti nella nostra bocca ne è stata individuata una, quella dello Streptococcus Mutans, come potenziale principale responsabile del processo che porta alla formazione delle carie dentali. Per quanto diversi fattori concorrano alla formazione delle carie, la caratteristica dello Streptococcus Mutans di degradare gli zuccheri assunti con l’alimentazione trasformandoli in acido lattico, a sua volta capace di attaccare lo smalto dei denti provocando la formazione di cavità e quindi la carie, sembrerebbe essere il più importante.
Sulla base di questo modello di genesi della carie Hillman ha sviluppato in circa 25 anni di ricerche una variante di Streptococcus Mutans il cui DNA è stato modificato al fine di renderlo incapace di produrre acido lattico dalla degradazione dello zucchero.

La variante del batterio sviluppata è stata dotata anche di caratteristiche che la rendono capace di andare ad insediare la presenza della versione residente nella nostra bocca e di sostituirne la colonia normalmente presente.
I risultati pubblicati da Hillman si riferiscono ai dati finali sull’efficacia del trattamento della cavità orale con la variante di Streptococcus Mutans in vitro e su modelli animali (topi) sottoposti a diete alimentari fortemente ricche di zuccheri. Nelle speranze del ricercatore nel corso dell’anno dovrebbe avere inizio la sperimentazione su soggetti umani adulti. Uno degli aspetti più interessanti che si intendono testare oltre alla sicurezza della variante di Streptococcus Mutans, sino a qui rivelatasi buona per la stabilità genetica del batterio creato, è la percentuale di effettiva riduzione dell’incidenza della carie che questo tipo di trattamento sarà in grado di realizzare nei soggetti umani, potenzialmente differenti dai modelli animali.

Il protocollo di applicazione clinica finale dovrebbe prevedere il trattamento sia in età infantile che per soggetti adulti. Sulla base dei dati disponibili il ricercatore ipotizza che un solo trattamento possa essere sufficiente per l’intero arco di vita del soggetto trattato permettendo la permanenza stabile del batterio modificato nella cavità orale. La somministrazione dovrebbe avvenire per mezzo di uno o più spruzzi in bocca di una sorta di collutorio da parte del proprio dentista.
La somministrazione in età infantile avrebbe l’obiettivo di intervenire proprio nella fase in cui normalmente i bambini acquisiscono lo Sterptococcus Mutans attraverso il contatto con saliva contaminata della loro madre o di chi si occupa di loro.
Per quanto il modello di origine batterica della carie risulti ampiamente condiviso in campo medico dentistico, e questi studi possano portarne ad un ulteriore accreditamento, il trattamento non andrà a sostituire le tradizionali norme di igiene dentale tra cui l’uso dello spazzolino, mirate a combattere altri fattori di danneggiamento dell’apparato masticatorio, tra cui soprattutto la formazione della placca.

L’ultimo dato disponibile, relativo all’ormai lontano 1996 e quindi da considerarsi come sottostimato, indica in 48 miliardi di dollari la spesa annua nei soli USA per cure dentali.
Su questo mercato potrebbe andare ad incidere tra quattro o cinque anni il nuovo trattamento qualora superasse positivamente le tre fasi di validazione clinica su soggetti umani che lo attendono.
Le ricerche portate avanti da Hillman sono state condotte presso la University of Florida, con fondi dell’Infectious Diseases and Immunity Branch, diretta da Tennis Mangan, del National Institute of Dental and Craniofacial Research, a sua volta parte dello statale National Institutes of Health e della azienda biotecnologica OraGen.
OraGen, società non quotata in borsa con sede a Alachua, Florida, è licenziataria per la tecnologia sviluppata da Hillman coperta da numerosi brevetti già attivi e in corso di rilascio.

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