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Uno sguardo ai risultati

Rischio maggiore di Parkinson per chi ha carenza di vitamina B6

aprile 2010 - Uno studio asiatico evidenzia un aumento rilevante del rischio.
Per chi è carente di vitamina B6, il pericolo di incorrere nel morbo di Parkinson aumenterebbe del 50%.
Questo è quanto ha concluso un team di scienziati giapponesi in uno studio pubblicato sulla rivista British Journal of Nutrition.
Secondo i ricercatori asiatici esiste un legame fra l'assunzione di vitamina B e l'omocisteina, amminoacido che ha effetti tossici nei confronti delle cellule cerebrali.
Riscontrare livelli al di sotto della norma di vitamina B6 non significa rilevare necessariamente lo sviluppo del morbo di Parkinson, ma stando ai dati rilasciati dagli studiosi possedere una percentuale più alta della sostanza ridurrebbe il rischio di insorgenza della patologia.
Ci sono due precedenti ricerche condotte sulla stessa questione: la prima olandese dell'Erasmus Medical Center di Rotterdam, aveva sottolineato l'azione benefica della vitamina B sull'organismo in relazione al rischio di sviluppare il Parkinson, mentre la seconda, condotta da neurologi statunitensi, aveva escluso ogni nesso.
Analizzando più di 600 persone ( di cui il 40% già affette dal morbo) i medici asiatici hanno fatto seguire ai partecipanti un regime alimentare che registrasse l'assunzione giornaliera della vitamina B6 in base ai cibi consumati.
Il risultato emerso sottolinea il fatto che una dieta povera di questa specifica vitamina comporta un pericolo maggiore di sviluppo del morbo.
Si tratta però di uno studio basato sull'“autocertificazione” dei volontari, quindi serviranno studi più approfonditi per valutare appieno le potenzialità della sostanza nel prevenire la malattia.

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