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Uno sguardo ai risultati

Nanofarmaco post ictus

giugno 2011 - L’ictus è la terza causa di morte in Italia e la seconda nel mondo.
Secondo uno studio internazionale realizzato dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (In-Cnr) in collaborazione con Università di Firenze e University College di Londra, i farmaci rilasciati da nanovettori all’interno del sistema nervoso sono in grado di proteggere le cellule del cervello dopo l’ictus. Dice Tommaso Pizzorusso, coordinatore della ricerca: “durante l’ictus molti neuroni danneggiati attivano una serie di fattori biochimici che hanno come effetto finale la morte delle cellule nervose. A scatenare questo 'suicidio cellulare', è in particolare una proteina chiamata Caspasi 3, che può essere inibita efficacemente attraverso piccole molecole di RNA (siRNA). Finora, però, uno dei principali limiti al loro impiego era dovuto alla difficoltà di farle arrivare all’interno delle cellule in quantità sufficiente per riparare il danno”.
Grazie all’impiego delle nanotecnologie le molecole di siRNA sono state iniettate nella zona di corteccia cerebrale lesionata:, una volta captato dai neuroni il nanovettore è in grado di rilasciare al loro interno la giusta quantità di farmaco, riducendo la morte neuronale indotta dall’ictus.
Si è salvato circa il 50% delle cellule trattate, e si è notevolmente ridotta l’insorgenza di deficit funzionali.
Il risultato ottenuto è un ottimo punto di partenza, una conferma che la nanomedicina in un futuro prossimo potrà essere applicata con successo anche per contrastare patologie cerebrali che fino ad ora non avevano trattamenti efficaci.

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