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Uno sguardo ai risultati

La medicina sta in un chip

gennaio 2012 - Roma - Sensori e microchip impiantabili e controllabili da remoto sono ogni giorno di più la nuova frontiera della biotecnologia avanzata. Gli istituti di ricerca e le società farmaceutiche sperimentano continuamente nuovi approcci, con lo scopo di facilitare la vita ai pazienti e potenziarne il legame ed il rapporto di interdipendenza.
I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, sono alle prese con uno studio su sette donne affette da osteoporosi che per terapia devono assumere quotidianamente un medicinale attraverso iniezioni estremamente dolorose.
Il microchip impiantato all'interno del corpo è stato progettato per rilasciare autonomamente le dosi programmate, con la possibilità da parte dei medici di attivare e programmare da remoto (via comunicazioni radio) gli orari della somministrazione. Il test del MIT ha avuto successo in sei casi su sette: in un solo caso il dispositivo non ha funzionato correttamente. Sono leggibili da remoto anche i sensori del Rensselaer Polytechnic Institute di New York, minuscoli dispositivi che vanno impiantati nelle ossa rotte in seguito all'operazione chirurgica per restituire informazioni in tempo reale sullo stato del processo di guarigione.
Un altro ambito in cui le società farmaceutiche potrebbero trarre enormi vantaggi sarebbe con l'impiego di pillole "intelligenti" contenenti chip elettronici "biodegradabili", in grado di fornire dati su come il corpo reagisce alla somministrazione di un farmaco, "avvertire" un software o infine comunicare i risultati al medico curante attraverso un collegamento internet.

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