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Uno sguardo ai risultati

Si accorciano i tempi per la diagnosi della malaria

luglio 2012 - La malaria è una malattia infettiva dovuta a un microrganismo parassita del genere Plasmodium che si trasmette all’uomo attraverso la puntura di zanzara Anopheles. Nella maggior parte dei casi si presenta con febbre accompagnata da brividi, mal di testa, mal di schiena, dolori muscolari, sudorazione profusa, nausea, vomito, diarrea e tosse. Se le infezioni da Plasmodium, e in particolare del genere falciparum (responsabile della forma più grave, definita anche terzana maligna), non vengono curate in tempo, possono complicarsi con insufficienza renale, edema polmonare e coma, fino ad arrivare al decesso.
L’Organizzazione mondiale della sanità segnala 243 milioni di nuovi casi di malaria ogni anno.
Al momento nei centri medici africani ci vogliono 8-10 ore prima di sapere se il parassita si è insediato nell’organismo e ha infettato i globuli rossi del paziente. La tecnica standard analizza uno striscio di sangue colorato su vetrino, con ingenti costi sia per le attrezzature sia per la formazione del personale, e risulta difficile trasportarla e installarla fuori dall’ospedale.
Di qui l’importanza di uno strumento diagnostico rapido, preciso, trasportabile e semplice da utilizzare in quei Paesi, come Africa, sub-continente indiano, sud-asiatico, America Latina e in parte America Centrale, dove la patologia è endemica.
L’Istituto per l’officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Iom-Cnr) di Trieste, insieme a un team di ricercatori italiani, spagnoli e israeliani, ha messo a punto un nuovo approccio diagnostico veloce, portatile e a basso costo. Questo perché il più delle volte i sanitari operano attraverso trattamenti antimalarici presuntivi, aumentando il rischio di mortalità.
I risultati preliminari di questa ricerca sono stati pubblicati su “Biomedical optics express” della Optical society of America.
Il nuovo sistema osserva in soli 30 minuti il test individua le cellule infette da quelle sane, consentendo alte probabilità di successo grazie alle terapie salvavita, e riducendo eventuali prescrizioni terapeutiche errate e spesso pericolose.
Questa tecnica è più sicura anche per l’operatore che non entra in contatto con il sangue del paziente ed è accessibile anche a personale non qualificato.

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