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Uno sguardo ai risultati

Staminali adulte dai reni

settembre 2013 - Fino a oggi l’esistenza di cellule staminali renali adulte è stato un argomento ampiamente dibattuto e non ancora definitivamente risolto.
Alla ricerca hanno collaborato l'Unità Operativa di Urologia dell'Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo dell'Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano, l'Unità di Anatomia Patologica e il Laboratorio di Citometria dell'Ospedale San Gerardo di Monza e la Divisione di Medicina Rigenerativa, Cellule Staminali e Terapia Genica, dell'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano. Lo studio è stato sostenuto in parte anche da finanziamenti privati, attraverso la "Associazione Gian Luca Strada Onlus".
Lo studio, realizzato da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Milano-Bicocca e coordinato dal Professor Roberto Perego, associato di Patologia generale e responsabile del Laboratorio di Patologia Molecolare e Oncologia, ha individuato e isolato una popolazione omogenea di cellule staminali adulte dal rene umano, chiamandole PKHhigh.
Le staminali renali adulte sono state identificate a partire da colture di aggregati di 130-140 cellule originati da una singola cellula staminale, sfruttando la caratteristica funzionale tipica delle cellule staminali stesse ovvero la capacità, con la divisione asimmetrica, di riprodurre se stesse differenziarsi in diversi tipi cellulari.
Si è dimostrato che in questi agglomerati chiamati nefrosfere sono presenti cellule a diversa differenziazione e maturazione e che in ogni nefrosfera è presente circa una cellula con proprietà staminali. E’ stato perciò possibile identificare e isolare dalle nefrosfere le cellule che mostravano le caratteristiche sopraelencate.
L’identificazione e l'isolamento di una popolazione omogenea di cellule renali umane con le proprietà delle staminali adulte permetteranno una migliore comprensione dei meccanismi che regolano la loro replicazione e differenziazione nel tessuto renale. Sarà inoltre possibile comprendere meglio i meccanismi che sono alla base dell'insorgenza dei tumori renali, aprendo nuove possibilità terapeutiche per quelli particolarmente resistenti.

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