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Uno sguardo ai risultati

Italia terza in Europa nel biotech

febbraio 2014 - Il BioEurope Spring di Torino è un appuntamento che vede la partecipazione di più di 1200 aziende biotech provenienti da tutto il mondo, comprese le 104 italiane: aziende piccole e innovative che affrontano il rischio del mancato afflusso di stanziamenti nella ricerca.
In questa occasione è stato presentato il rapporto annuale del settore.
Le imprese biotech in Italia rappresentano il 77% del settore, mentre la percentuale di microaziende “pure biotech” e di piccole imprese con meno di 50 addetti sale all'88%.
Le “pure biotech” sono aziende impegnate in attività esclusivamente legate alle biotecnologie, che portano l’Italia al terzo posto in Europa, dopo Germania e Gran Bretagna, (264).
Le imprese italiane impegnate in Ricerca e sviluppo sono 422, ed il loro fatturato 2013 è di oltre 7 miliardi, in linea con il 2012 e occupano più di seimila dipendenti.
Gli investimenti sono in aumento pur se calati dell'1,1% per quanto riguarda proprio le "pure biotech".
Queste aziende sono caratterizzate da vitalità e continua capacità innovativa incentrata continuamente sulla ricerca; d'altro canto questo aspetto le rende assolutamente dipendenti dall’ingenza di investimenti di venture capital.
Paesi più piccoli hanno conquistato maggiori investimenti: dall'Olanda (9,2% del totale europeo) alla Danimarca (8,4%), sino al 4,1% dell'Austria o al 3,8% del Belgio. Questo ha portato a conseguenze negative inevitabili: dopo diversi anni di crescita nel 2013 il settore ha dovuto affrontare le difficoltà dovute alla cronica assenza di provvediment in sostegno di ricerca e sviluppo e di tutela dei prodotti innovativi.
Inoltre, i crediti per finanziamenti di ricerca che le aziende italiane hanno nei confronti della Pubblica amministrazione sono sempre elevatissimi, e manca un credito d'imposta adeguato sulle spese in R&S.

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