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Uno sguardo ai risultati

Sviluppate in laboratorio le strutture cellulari dell’Alzheimer

ottobre 2014 - La rivista Nature ha pubblicato uno studio effettuato da ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston, che ha portato alla creazione in laboratorio delle strutture cellulari tipiche dell’Alzheimer. Rudolf Tanzi, a capo della ricerca con Doo Yeon Kim, spiega nell’articolo del giornale scientifico che l’Alzheimer in provetta permetterà la sperimentazione diretta di nuovi farmaci, accelerando la possibilità di sviluppare terapie per debellare la patologia stessa, a differenza della sperimentazioni eseguite finora su topi.
Gli studiosi del Massachusetts, sono riusciti a sviluppare in laboratorio le cellule cerebrali predisposte alla malattia che hanno generato in tempi brevi sia le placche amiloidi (accumuli di proteine), sia le masse neurofibrillari tipiche dell’Alzheimer; attualmente però non è ancora stato possibile introdurre le cellule del sistema immunitario che tipicamente invece si formano nel cervello umano alimentandone il processo di distruzione .
Sempre secondo Tanzi, l’Alzheimer in provetta permetterà a breve di testare oltre mille farmaci già in commercio e altri cinquemila sperimentali tra i quali gli scienziati confidano di riuscire ad individuarne uno già dichiarato non tossico per l’uomo per velocizzare i tempi della sperimentazione. Tutto questo non era stato possibile fino ad oggi tramite i soli esperimenti sui topi perché ogni singola cellula deve essere “provata” per un anno.
Giovanni Frisoni, direttore del Centro Nazionale Alzheimer di Brescia che ha presenziato allo Human Brain Project europeo, rende noto che si conoscono attualmente solo poche sintomatologie di questo morbo , tra cui l’accumulo di proteine amiloidi e la neurodegenerazione; ; in particolare quest’ultima, che è la più importante da considerare, non si sviluppa nel tipo di topi utilizzati per la sperimentazione, mentre nelle cellule malate in provetta sì. Proprio grazie a ciò sarà possibile testare farmaci antiamiliodi che serviranno rallentare il processo neurodegenerativo e possibilmente a bloccare la malattia.
Altro intervento in merito a questo studio viene fatto da Antonella Prisco del CNR di Napoli, ricercatrice per il vaccino contro l’Alzheimer, la quale conferma che l’avere individuato come avviene l’accumulo di proteine amiloidi nelle cellule in provetta, anche se non in maniera complessa come avviene nell’uomo, è fondamentale per velocizzare la ricerca e la sperimentazione farmaceutica.

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