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Uno sguardo ai risultati

Una proteina in aiuto del cervello

settembre 2015 - Le dimensioni e la complessità del cervello tra i vertebrati differiscono molto, pur mantenendo lo stesso set di geni. A separare uomini e rane ci sono per esempio 350 milioni di anni di evoluzione, e pur usando un repertorio di geni simili per costruire gli organi nel corpo, gli uni e gli altri presentano diverse capacità cerebrali, dove l’uomo ha un cervello 100 volte più grande e molto più complesso.
Finora non erano state ricercate le cause di queste differenze, che uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Toronto, ha provato a spiegare. A rendere gli esseri umani gli animali più intelligenti del pianeta sarebbe una proteina che nel corso dell’evoluzione è cambiata, facendo moltiplicare di molto i neuroni del cervello. Questo ha fatto sì che l’uomo e i mammiferi siano diventati i vertebrati dotati dell’organo cerebrale più grande e complesso.
Si tratta della proteina PTBP1, già nota da tempo, ma di cui solo ora si è capito il ruolo.
Nel corso dell’evoluzione questa proteina nei mammiferi è diventata più corta, ciò le ha conferito un ruolo dominante nel processo che viene definito splicing alternativo: attraverso questo meccanismo i frammenti dei geni vengono assemblati e mischiati creando così un numero molto grande di proteine, tra loro diverse, superiore a quello dei geni. Questo spiega il numero maggiore di proteine rispetto ai geni. Lo splicing alternativo è presente anche nelle piante e negli anfibi, ma in misura minore rispetto ai mammiferi.
Lo splicing alternativo è inoltre presente in tutti gli organi, anche se molto più diffuso nel cervello.
PTBP1 è collegata allo sviluppo cerebrale ed agisce da unico direttore d’orchestra durante il processo di splicing.
Ponendo questa proteina nell’embrione del pollo, i ricercatori hanno riscontrato un aumento dello sviluppo cerebrale. Questo non comporta necessariamente un incremento delle capacità cerebrali, ma ne ha determinato lo sviluppo in dimensioni e complessità: nello studio di alcune malattie come la distrofia miotonica o la progeria, malattie collegate allo splicing alternativo, questo può rappresentare un passo significativo una volta individuato il ruolo di questa proteina e delle sue piccole mutazioni in tali patologie.

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