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Uno sguardo ai risultati

Epatite C: il punto della situazione.

novembre 2015 - San Francisco ha ospitato il “Liver Meeting” sulle malattie del fegato, dove numerosi esperti hanno discusso di epatite C e di studi su nuove molecole e nuove combinazioni di farmaci e terapie.
Il virus dell’epatite C ha 7 genotipi, con diverso corredo genetico. In Italia il 60% dei malati è di genotipo 1b, il 10% 1a, il 15% è di genotipo 3, il 5-10% 4 e 5-10% è di genotipo 2. I genotipi 5, 6, 7 sono rarità.
I virus hanno mutazioni innate che, se presenti, riducono l’efficacia delle terapie.
Circa il 90 % dei pazienti guarisce grazie ai nuovi farmaci anti-epatite cronica C, eppure nel 10% dei casi questi si rivelano inefficaci ed alcune categorie di malati sono escluse a priori dalle cure.
Ci sono pazienti infettati da virus di genotipo 3 per esempio, verso cui gli attuali farmaci non funzionano bene. Per i malati con problemi renali, il sofosbuvir presente in molte associazioni non è indicato, così come chi non tollera la ribavirina, un vecchio antivirale che fa parte di molti protocolli di cura.
Per i pazienti compromessi da cirrosi grave, certi farmaci sono controindicati.
Attualmente esistono combinazioni in grado di annientare il genotipo 3 nel 90% dei casi, anche in presenza di cirrosi, e associazioni come la 3D che risultano efficaci al 100% contro il virus di genotipo 1b e 1a (che negli Usa tocca il 70%dei malati).
Secondo Massimo Colombo, professore di Gastroenterologia all’Università di Milano e direttore del Dipartimento medicine specialistiche e trapianto al Policlinico, le questioni da risolvere per chi ha problemi renali sono due: ristabilire la funzionalità renale compromessa o in dialisi, ed il trapianto di rene. Nel primo caso la combinazione ombitasvir-paritaprevir-ritonavir-dasabuvir, secondo lo studio Ruby I, ha dimostrato che questo regime può eliminare il virus senza interferire con la funzione renale. L’associazione grazoprevir ed elbasvir è altrettanto indicata e bloccando l’infezione nel paziente trapiantato, essa permette di utilizzare anche organi di soggetti con epatite C, finora scartati.
Le cure nei pazienti con cirrosi falliscono nel 20% dei casi non solo per le resistenze dei virus: in molti casi il problema è legato alla gravità della malattia, a terapie troppo brevi o alla mancata associazione con la ribavirina che, al momento, in molte situazioni risulta indispensabile.



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