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Uno sguardo ai risultati

Alzheimer, si studia un nuovo approccio terapeutico

maggio 2017 - Dai ricercatori di Verona nuove strade per bloccare la progressione della malattia. - Lo studio è stato pubblicato sulle riviste "Scientific Reports" e "Frontiers in Neuroscience", e si basa sull'inibizione di un meccanismo patologico legato allo sviluppo e alla progressione della malattia di Alzheimer.
Lo studio, che riguarda la forma ereditaria della malattia, ha permesso di identificare i meccanismi alla base dell'accumulo delle due proteine tossiche.
I ricercatori della sezione di Istologia ed Embriologia dell'università di Verona, in collaborazione le università cinesi di Changsha e di Chongqing, hanno dato il via ad un nuovo approccio terapeutico per la cura dell'Alzheimer.
Nella sua forma non ereditari (sporadica), l'Alzheimer è la demenza senile più diffusa: ne sono affette 50 milioni di persone in tutto il mondo e almeno 600mila in Italia. L'accumulo nel cervello di due proteine tossiche, la beta-amiloide e la tau fosforilata (p-tau), provocano la demenza ledendo aree sempre più estese della corteccia cerebrale adibite alle funzioni cognitive e mnemoniche. Purtroppo queste cominciano a danneggiare i neuroni già alcuni decenni prima che compaiano le manifestazioni tipiche della malattia, quindi sinora i meccanismi alla base dell'Alzheimer sporadico erano oggetto di pure supposizioni, senza essere quindi giunti a terapie efficaci.
La novità della ricerca consiste nel fatto che sono state utilizzate cellule cerebrali umane in vitro permettendo di identificare gli effettivi meccanismi alla base dell'accumulo delle due proteine tossiche.
Bloccando questa interazione attraverso inibitori dei recettori del calcio si sopprimono totalmente gli effetti neurotossici e dall'altro si favorisce il rilascio, da parte delle stesse cellule, di un fattore protettivo.
I calcilitici costituiscono un approccio terapeutico totalmente nuovo che potrebbe impedire lo sviluppo o bloccare la progressione dell'Alzheimer.

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