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Uno sguardo ai risultati

Autismo: una nuova possibilità dal trapianto della flora intestinale.

giugno 2017 - Risultati incoraggianti da uno studio pilota. - È stato pubblicato sulla rivista scientifica Microbiome uno studio condotto da diversi atenei americani e promosso da Ann Gregory della Ohio State University. Lo studio parte dal presupposto che una delle possibili cause dell’autismo potrebbe risiedere in problemi dell’intestino.
Già da qualche anno, si studia la composizione dei microorganismi intestinali di soggetti affetti da autismo.
La ricerca, coordinata dall’Istituto di biologia e biotecnologia agraria (Ibba-Cnr), ha analizzato i microrganismi presenti nell’intestino di soggetti affetti da autismo, con lo scopo di verificare la presenza di difformità con il microbiota intestinale di soggetti sani, individuando eventuali marcatori.
Nei soggetti presi in esame, il profilo di cinque generi microbici e uno fungino, inclusi i coliformi, Clostridium e Candida, appaiono aumentati al crescere della gravità dei sintomi.
E’ stata inoltre riscontrata la presenza di Escherichia coli, un batterio rivelatore di stati infiammatori.
Il trapianto della flora intestinale è un intervento che già oggi viene adoperato per trattare infezioni gravi e incurabili. Ripristinare la flora batterica può aiutare a curare svariate malattie, anche neurologiche, come appunto l’autismo. E’ risaputo infatti che i pazienti autistici spesso presentino alterazioni della flora intestinale e sintomatologia a carico dell’intestino.
Nel loro studio clinico pilota i ricercatori americani hanno deciso di indagare cosa sarebbe successo “ripulendo” l’intestino di soggetti autistici, eliminandone la flora batterica “malata” e colonizzandolo con batteri provenienti da individui sani.
Sono stati coinvolti 18 pazienti autistici di età compresa tra i 7 e i 16 anni.
La prima parte dell’operazione ha riguardato un trattamento antibiotico di due settimane finalizzato ad eliminare la maggior parte della flora batterica esistente, nella seconda sono stati somministrati batteri provenienti dall’intestino di soggetti sani.
Dopo il cosiddetto trapianto fecale, genitori e medici riscontrato cambiamenti positivi nella sintomatologia autistica, come ad esempio, le difficoltà relazionali o i problemi del sonno, oltre al miglioramento delle condizioni intestinali.
C’è stato un miglioramento dell’80% nei sintomi gastrointestinali e del 20-25% in quelli comportamentali. Malgrado ciò, i ricercatori stessi invitano alla cautela.
Il rischio è che ci sia stato un condizionamento positivo ad effetto placebo, dato dal fatto che genitori e ragazzi sapevano di essere oggetto di uno studio. Serviranno altri studi più ampi per confermare i risultati e soprattutto capirne le cause.

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