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Uno sguardo ai risultati

Due nuovi studi per contrastare l'obesità

luglio 2018 - L’obesità è ormai considerata una vera e propria epidemia che, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), colpisce 2.200 milioni di persone nel mondo.
Sono stati due meccanismi bruciagrassi che promettono di diventare il bersaglio di futuri farmaci capaci di controllare il peso in eccesso.
Le scoperte, pubblicate sulla riviste Nature e PLOS Biology, hanno portato alla luce meccanismi nuovi per risvegliare il tessuto adiposo bruno, ossia la parte del tessuto adiposo che aiuta a bruciare le calorie, mentre il tessuto bianco ne favorisce l'accumulo.
La prima ricerca, condotta negli Stati Uniti, ha permesso di scoprire che il freddo favorisce la concentrazione, nel tessuto adiposo bruno, di una sostanza prodotta dal metabolismo chiamata succinato. Questa viene rilasciata nel flusso sanguigno dall'attività muscolare e da qui catturata e immagazzinata nel tessuto adiposo bruno. Bevendo dell’acqua con succinato, gli animali riuscivano a non ingrassare nemmeno se sottoposti a una dieta ricca di grassi.
Il secondo esperimento, condotto in Spagna, attiva il tessuto adiposo bruno per mezzo di una proteina chiamata p38 alfa. Questa proteina, individuata in otre 150 pazienti obesi, agisce tenendo a freno un'altra proteina, chiamata UCP1, anch'essa presente nel tessuto adiposo bruno, che attiva le cellule bruciagrasso e sviluppa calore.
La conferma di questo meccanismo è arrivata dall'esperimento nel quale topi geneticamente modificati in modo da non avere la p38 alfa non ingrassavano nemmeno con una dieta era ricca di grassi. Il prossimo passo è la sperimentazione sull'uomo.

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