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Uno sguardo ai risultati

Individuato un gene che provoca il rigetto nei trapianti di organo.

maggio 2019 - È stato pubblicato sul New England Journal of Medicine uno studio condotto dalla Columbia University - È stato identificato il gene LIMS1 che, quando incompatibile tra donatore e ricevente, contribuisce a peggiorare la riuscita del trapianto, causando il rigetto.
Nel caso dei trapianti le caratteristiche genetiche dei tessuti sono importanti, tanto quanto i gruppi sanguigni nel caso delle trasfusioni. Talvolta però anche in condizioni di completa compatibilità si assiste al rigetto per altre caratteristiche genetiche.
Tra gli autori della ricerca c’è il professore Antonio Amoroso, direttore del Servizio di Immunogenetica e Biologia dei Trapianti dell'Ospedale Universitario Città della Salute e della Scienza di Torino e responsabile del gruppo di ricerca di Genetica dei Trapianti dell'Università di Torino.
Grazie all’analisi di migliaia di caratteristiche genetiche di donatori e riceventi di trapianto renale, è stata identificata una combinazione genetica presente nei riceventi che avevano avuto il rigetto del trapianto.
È emerso che nella popolazione di origine europea il 60% dei soggetti presenta una caratteristica genetica che permette di produrre la proteina LIMS1 presente in molti tessuti. Il restante 40% degli individui possiede quindi varianti genetiche che non permettono di esprimerla.
In caso di trapianto di rene che provenga da un donatore con la variante che esprime la proteina LIMS1, i riceventi che geneticamente non la producono possono riconoscerla come estranea ed indirizzare contro di essa una risposta immunitaria di rigetto dell'intero trapianto.
Ogni anno nel mondo più di 130mila persone ricevono un trapianto di organo. È anche vero che una certa quota di trapianti smette di funzionare nel tempo, principalmente perché il sistema immunitario dell'ospite riconosce l'organo trapiantato come diverso e lo rigetta. Per questo motivo il 20% circa di chi aspetta un trapianto di rene lo sta aspettando per la seconda volta.
Questa scoperta aiuterà a migliorare la scelta dei donatori.

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