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Uno sguardo ai risultati

Obesità e diabete, identificato il gene che non fa bruciare i grassi

giugno 2019 - Un passo verso nuove terapie contro le malattie metaboliche - Le cellule adipose si distinguono in tre tipi: quelle bianche, più comuni e legate alle malattie metaboliche; quelle brune, che si attivano quando l’organismo viene esposto alle basse temperature e, bruciando, generano calore; e quelle beige, efficaci nel bruciare calorie grazie a un numero più elevato di mitocondri, le centraline energetiche della cellula. Precedenti studi avevano evidenziato come il tessuto adiposo bianco fosse in grado di trasformarsi in quelli bruno o beige, che bruciano calorie se sottoposti allo stress del freddo. Lo studio ha permesso di identificare l’interruttore che blocca questo meccanismo di trasformazione: il gene chiamato TLE3. È stato quindi scoperto l’interruttore genetico che blocca il meccanismo di trasformazione del tessuto adiposo bianco in quelli bruno e beige, più efficienti nel bruciare calorie.
È un gruppo di scienziati dell’Università dello Utah ad aver scoperto il gene che blocca la trasformazione del tessuto adiposo bianco, denominato comunemente “grasso cattivo”, in quelli bruno o beige, denominati “grassi buoni”, poiché più efficienti nel bruciare le calorie.
Pubblicato sula rivista Genes e Development e sul sito dell’ateneo statunitense, lo studio è stato condotto dal professor Claudio Villanueva e ha visto la collaborazione del Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare dell'Università della Danimarca meridionale e del Dipartimento di Patologia e Medicina di Laboratorio dell'Università della California di Los Angeles.
Gli scienziati hanno inibito questo gene in alcuni topi, esponendoli poi per alcuni giorni alle basse temperature, in modo da poter analizzare l’impatto dell’assenza del TLE3. Gli esperti hanno osservato che, senza questo interruttore genetico, i roditori utilizzavano una maggior quantità di cellule beige sia in condizioni ambientali normali, sia in condizioni di freddo, con una conseguente perdita di peso. Se si trovasse il modo di spegnere questo interruttore si potrebbero sviluppare nuove terapie per le malattie metaboliche.

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