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Uno sguardo ai risultati

Immunoterapia "protetta" guarisce un bambino leucemico

febbraio 2020 - Sperimentato con successo all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma - Nella terapia CAR-T i linfociti T del paziente vengono prelevati, riprogrammati per riconoscere le cellule neoplastiche e quindi reinfusi.
In circa un quarto dei casi però, la reazione infiammatoria sfugge al controllo fino a compromettere le funzioni vitali del paziente trattato con l'immunoterapia. Questa controindicazione si chiama sindrome da rilascio di citochine, i mediatori dell’infiammazione.
Sino ad oggi, la sindrome è stata trattata con farmaci che oltre a sopprimere il sistema immunitario non sempre riescono a tenere sotto controllo lo stato infiammatorio.
Per arginare questo effetto collaterale i medici della Terapia intensiva pediatrica Area Rossa e quelli dell’Oncoematologia pediatrica del Bambino Gesù di Roma hanno sperimentato con successo un approccio nuovo.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Critical Care Explorations.
Negli ultimi anni questa terapia ha rivoluzionato il trattamento dei tumori del sangue che non rispondono alla chemioterapia.
A fare da apripista il caso di un quattordicenne affetto da una grave forma di leucemia linfoblastica acuta trattato con le CAR-T in combinazione con l’emoperfusione extracorporea.
Dopo l’insorgenza di una forma gravissima di sindrome da rilascio citochinico, il paziente è stato ricoverato in terapia intensiva pediatrica a seguito di una grave insufficienza respiratoria su base infiammatoria.
A distanza di una settimana dall’infusione delle CAR-T è stato salvato e dimesso dopo 15 giorni dalla terapia intensiva pediatrica.
Nell’approccio tentato al Bambino Gesù il sangue venoso prelevato è stato fatto transitare attraverso delle colonne di assorbimento per poi essere reimmesso nel paziente in un circolo continuo. Durante questo percorso le citochine infiammatorie, sono state catturate da resine speciali che lasciano passare le altre componenti, inclusi i linfociti T. È possibile filtrare fino a 300 litri di sangue al giorno, dando così il tempo anche alle citochine presenti nei diversi distretti corporei di raggiungere il sangue e venire rimosse.
Riducendo i valori delle citochine in maniera significativa l’evoluzione del danno d’organo correlato a questi mediatori dell’infiammazione si è notevolmente ridotta.
Il progetto è promettente e l’obiettivo è verificare in quali altri ambiti si possa applicare per far sì che la terapia non sia solo di supporto agli organi ma sia efficace anche in campo curativo.

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