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Uno sguardo ai risultati

In Italia la prima protesi liquida della retina

giugno 2020 - Le caratteristiche sono state descritte sulla rivista specializzata Nature Nanotechnology - Alcune malattie degenerative o dall’invecchiamento che possono portare alla cecità, come la retinite pigmentosa e la degenerazione maculare.
Sotto la guida dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), è stata prodotta la prima protesi liquida della retina.
Lo studio ha visto la sinergia del Center for Synaptic Neuroscience dell’Istituto Italiano di Tecnologia, del Center for Nano Science dell’IIT di Milano e della Clinica Oculistica dell’IRCCS Sacrocuore Don Calabria di Negrar.
Le nanoparticelle che compongono la protesi sono fatte di un polimero a base di carbonio in grado di assorbire la luce, impiegato anche nella realizzazione delle celle fotovoltaiche. Queste particelle assorbono la luce che entra nell’occhio e la convertono in un segnale bioelettrico che stimola le cellule.
Tramite una serie di microiniezioni, le nanoparticelle vengono posizionate e prendono il posto dei fotorecettori danneggiati.
Nel corso dei test condotti
su cavie animali, la protesi liquida si è dimostrata in grado di restituire la sensibilità alla luce e distinguere i dettagli. In seguito all’applicazione delle nanoparticelle il cervello torna a ricevere correttamente i segnali visivi.
Questa nuova soluzione risulta meno invasiva, maggiormente biocompatibile e copre un’area maggiore della retina.
Si attende la sperimentazione sull’uomo per valutare in modo completo la sua efficacia, la fattibilità concreta è prevista nel giro di 5 anni.

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