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Uno sguardo ai risultati

Una speranza per la celiachia

ottobre 2006 - Riconosciuta una molecola che riduce e controlla le attività infiammatorie - L’1% della popolazione europea e statunitense soffre di celiachia, una delle forme di intolleranza alimentare più comuni e conosciute. Nel soggetto intollerante l’organismo risponde all’assunzione di glutine attraverso un’azione immunitaria combattuta dai linfociti che provocano l’atrofia della mucosa intestinale fino a provocare vomito, anemia, inappetenza.
Fino ad oggi l’unico rimedio per chi ne soffre è risultato essere l’astinenza completa dal glutine, contenuto nel grano, nell’orzo e nella segale, una dieta quindi molto severa e rigorosa a cui non segue però, nemmeno dopo molti anni, la possibilità di riacquistare la tolleranza immunologia a questo elemento.
Il Journal of Immunology ha pubblicato recentemente uno studio effettuato in collaborazione tra L’Isa-Cnr, l’ospedale San Raffaele di Milano, il Dipartimento di Pediatria dell’Università Federico II di Napoli e l’ospedale Moscati di Avellino che dimostra la particolare funzione assunta dalla interleuchina, una molecola prodotta dal nostro organismo successivamente a forti infiammazioni. Essa sarebbe in grado di regolare e contenere l’attività infiammatoria dei linfociti intestinali reattivi al glutine. Lo studio ha individuato che nel momento dell’infiammazione dovuta alla presenza di glutine, nell’intestino del soggetto intollerante sono presenti cellule regolatorie che producono sostanze anti-infiammatorie quali la interleuchina-10.
Moltiplicando in vitro i singoli linfociti è più che auspicabile quindi che l’infiammazione possa essere tenuta sotto controllo.
Chissà che a breve non siano disponibili prodotti anti-infiammatori a base di interleuchina indirizzati ai celiaci.
Un secondo studio compiuto dall’Università di Stanford (California) e pubblicato sul numero di giugno di Chemistry & Biology dimostra come, attraverso la scomposizione delle sostanze allergeniche, esse possano essere rese più tollerabili e digeribili. L’’enzima Ep-B2, spiega il coordinatore della ricerca Chaitan Khosla, ha la funzione di trasferire direttamente alle sostanze in grado di metabolizzare il glutine alcuni legami chimici necessari all’assimilazione del cibo. Se si sostituisce questo enzima con un elemento analogo, si nota come in un ambiente acido uguale a quello interno allo stomaco si ottiene una scomposizione che non altera il valore nutrizionale dei cibi che contengono glutine. Di notevole rilevanza è il fatto che questi elementi giungono modificati all’interno dell’intestino tenue e quindi al loro assorbimento non segue alcuna reazione allergica.

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