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Uno sguardo ai risultati

Scoperta la molecola anti obesità

novembre 2006 - Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), l’obesità costituisce oggi uno dei problemi di salute pubblica più visibile ma tuttavia ancora trascurato. Si può definire in effetti che ci si trova di fronte a una vera e propria epidemia globale di sovrappeso e obesità, una “globesità” come definita dalla stessa OMS, che si sta diffondendo in molti paesi e che può causare problemi sanitari molto gravi nei prossimi anni. Questo è un dato quasi paradossale, se consideriamo l’alto grado di malnutrizione esistente sul pianeta.
Le malattie croniche alle quali l’obesità è legata in maniera più o meno influente, uccidono ogni anno quasi il 60% dei più di 50milioni di morti l’anno, e costituiscono il 45.9% del carico totale mondiale di malattie. Questo disturbo aumenta infatti il rischio di cancro, diabete, attacchi di cuore e infarti, e fa diminuire statisticamente le speranze di vita di 10anni.
Il paese più colpito sono gli Stati Uniti che hanno elaborato numerosi studi e documenti, come per esempio le Linee Guida dell’NIH (National Institute of Health) su “Identificazione, Valutazione e Trattamento del sovrappeso e dell’obesità negli adulti”.
Anche il Ministero della Salute italiano ha affrontato il problema, a cui ha dedicato un Progetto-Obiettivo 9 specifico all’interno del Piano Sanitario Nazionale 2002-2004, dal titolo “Promuovere gli stili di vita salutari, la prevenzione e la comunicazione pubblica sulla salute”, per sensibilizzare la popolazione ad adottare un corretto modello alimentare e a migliorare il controllo sul proprio stato di salute.
Dagli studi effettuati attraverso la collaborazione tra due istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma, l’istituto di neuroscienze e l’istituto di Neurobiologia e medicina molecolare, è stata identificata per la prima volta una proteina, presente nel cervello dei ratti, che inciderebbe sul metabolismo aumentando il dispendio energetico.
A seguito di esperimenti di laboratorio, infatti, i ricercatori hanno dimostrato che la somministrazione di questo peptide nei ratti per un periodo di due settimane limita la deposizione di tessuto adiposo e l’aumento della leptina, un ormone da sempre associato all’obesità. Il risultato degli studi è assai incoraggiante, se si considera che ben il 45% della popolazione italiana è in sovrappeso e che il 10% è obesa senza dimenticare che le malattie e i disturbi legati a questi fattori interessano nel mondo più di un miliardo di persone.
Dall’Imperial College di Londra inoltre lo sviluppo di uno studio legato alla base dell’obesità, e cioè ad un eccessivo stimolo della fame. Il gene GAD2 è stato individuato come responsabile di questo disturbo, esso infatti, aumenta la produzione di un messaggero chimico nel cervello e fa insorgere il desiderio di mangiare. Nella sola Gran Bretagna le persone in soprappeso sono triplicate negli ultimi 25anni e ben il 17% dei bambini inglesi è obeso.

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