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Uno sguardo ai risultati

Passi avanti nella ricerca

novembre 2006 - Molteplici conquiste nello studio dell'Alzheimer - La sindrome di Alzheimer è una delle malattie senili più gravi e diffuse, con una base genetica dell’80% dei casi conclamati. Questa la conclusione a seguito degli studi guidati dalla gerontologa californiana Margaret Graz, su un campione notevole di gemelli omozigoti con stadi diversi di sviluppo della malattia. Questo non esclude ovviamente il fattore ambientale, ma dimostra come la ricerca nel percorso della genetica avanzata sia la strada più efficace da intraprendere per giungere in maniera precisa e repentina ad una diagnosi precoce ed appropriata. Ciò avverrebbe replicando gli strumenti genetici che hanno rallentato ed ostacolato lo sviluppo del morbo, attraverso lo studio dei rispettivi Dna delle coppie prese in esame, individuandoli nel gemello che presenti una forma di patologia di grado inferiore.
Un team di ricercatori associati dell’Università di Chicago ha inoltre portato a termine la mappatura della struttura molecolare di una classe nota di enzimi, in grado di degradare l’eccesso di zuccheri nel sangue e di intervenire su alcune proteine fortemente legate ad agenti neurodegenerativi tipici di sindromi correlate con l’Alzheimer.
Lo studio approfondito di queste Ide (Insulin-degradding enzyme) porterà a breve lo sviluppo di nuovi farmaci che consentiranno la cura di queste particolari patologie tipiche dell’età senile.
Un innovativo trattamento per questo morbo potrebbe provenire inoltre da una sostanza trovata nella saliva di un particolare rettile velenoso, chiamato Heloderma suspectum, comunemente noto come mostro di Gila e originario del Messico e degli Sati Uniti.
I ricercatori di un’azienza biotecnologica americana sono riusciti ad isolare dalla saliva del rettile una sostanza in grado di agire sul meccanismo di recettori cerebrali. Partendo da questa scoperta hanno creato un farmaco capace di sviluppare le facoltà cognitive legate alla memoria e all’apprendimento, quelle perciò maggiormente interessate al momento dell’insorgere e dello svilupparsi della malattia.
Anche l’Alzheimer Society ha accolto con favore questa importante scoperta, che promette di passare ai primi test clinici nel corso di questo stesso anno.

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